PERMESSA 

1) British in Italy accoglie con soddisfazione la pubblicazione del Decreto che garantisce il nostro status in seguito ad una ‘No Deal Brexit’ e l’intenzione globale di tutelare i diritti acquisiti mentre eravamo cittadini UE. Comunque ci rimangono alcune preoccupazioni.
Una di queste consiste nella non sempre assoluta chiarezza della consistenza dei nostri diritti futuri, un’altra nel fatto che in alcuni casi questi diritti saranno minori rispetto a quanto godevamo sinora, diritti che avremmo conservato se l’Accordo di Recesso avesse ottenuto la ratifica. La nostra impressione è che il governo italiano intendeva replicare per quanto possibile, i diritti incorporati nell’Accordo di Recesso.

2) È essenziale che non ci siano dubbi per quanto riguarda i nostri diritti futuri. Questo è maggiormente pertinente in Italia, dove gran parte dell’amministrazione pubblica viene gestita a livello locale. Se la legge si presta ad interpretazioni diverse, ne consegue che
uffici diversi e persino diversi funzionari della pubblica amministrazione che operano nello stesso ufficio potranno applicare interpretazioni diverse, risultando in decisioni contrastanti, una litania infinta di ricorsi legali e mesi, se non anni, di incertezze per i cittadini in questione. Il rischio di problemi di questo genere va evitato se possibile e nel caso sotto esame questo non sarebbe difficile.

3) Ci è stato proposto di dividere i nostri commenti in questioni inerenti all’applicazione della legge e proposte di modifica: abbiamo adottato questo approccio. In alcune aree ove identifichiamo problematiche, saremmo lieti di approfondire insieme la materia. Dopo questo, potrebbe essere sufficiente che il governo emani linee guida definitive per descrivere i nostri diritti futuri – sotto forma o di un circolare o di una chiara dichiarazione sul sito internet istituzionale, se possibile nella modalità “Domanda e Risposta”. La cosa più importante è che queste informazioni siano facilmente disponibili e vengano comunicate al personale “front office” che tratta la questione direttamente in ogni ramo della pubblica amministrazione.

4) La posizione adottata in questa relazione è la presunzione di una “No Deal Brexit”, poiché è questa la situazione affrontata dal Decreto, tranne per quanto riguarda il provvedimento per le richieste di cittadinanza all’articolo 15. Ogni riferimento ad articoli di legge si intende riferito al DL n. 22 del 25 marzo 2019 tranne laddove diversamente specificato.

IL PERIODO DI TRANSIZIONE
IL PROBLEMA

5) Il Decreto contiene una lacuna. I diritti degli UKinItaly in virtù di essere cittadini UE finiranno il giorno quando Brexit diventerà realtà, sebbene non si sappia quando questo sia. L’art. 14 del nuovo Decreto prevede un nuovo status, con nuovi diritti, che dovremo  ottenere in seguito alla richiesta presso la Questura, che potremo fare in ogni momento fino al 31 dicembre 2020. L’art. 14, comma 6, prevede che la validità della nostra registrazione presso l’anagrafe (‘attestazione di iscrizione anagrafica’) e delle carte di soggiorno rilasciate ai nostri familiari non aventi la cittadinanza UE ai sensi del DL 30 del 2007 (Cittadini di Paesi Terzi (“CPT”)) cesserà con effetto dal 1 gennaio 2021 e che a partire da tale data sarà valido il DL 286 del 1998. Si intende implicitamente che la nostra residenza resterà legale durante questo periodo di transizione, ma la questione dei diritti di cui godremo resta poco chiara.

CHIARIMENTI /APPLICAZIONE

6) Servono risposte alle seguenti domande:
a) Godremo dei pieni diritti UE al pari trattamento con i cittadini italiani di cui all’art. 19 del DL 30 del 2007, oppure dei diritti meno ampi concessi ai CPT ai sensi dell’art. 9 comma 12, lettera b) del Testo Unico sull’Immigrazione DL 286 del 1998 (“TUI”)?
b) In che momento avrà luogo il cambio dei nostri diritti verso il nostro nuovo status: quando ci viene concesso il nuovo status, oppure soltanto il 1 gennaio 2021?
c) British in Italy accoglie positivamente l’art. 17 del Decreto che mantiene la validità del regolamento (CE) 883/2004 fino al 31 dicembre 2020. Senza questo provvedimento, la validità del regolamento cesserebbe al momento della Brexit.  Sebbene l’art. 17 provveda che sia “a condizione di reciprocità”, abbiamo inteso che l’Italia manterrà la prestazione delle cure a condizioni invariate durante questo periodo a coloro che vi detengono? il diritto ai sensi del reg. 883/2004, in attesa di discussioni bilaterali che potranno aver luogo soltanto dopo Brexit. Comunque per evitare ogni dubbio al riguardo, sia tra i pazienti che tra i prestatori dei servizi sanitari, è importante la pubblicazione di una dichiarazione ufficiale inequivoca e per iscritto a tale riguardo.
d) Nei paragrafi dal 36 al 42 di seguito, trattiamo i diversi diritti alle cure sanitarie dei cittadini UE e dei CPT. Il mantenimento del reg. (CE) 883/2004 per virtù dell’art. 17 del Decreto si applica ad un gruppo importante ma limitato degli UKinItaly. Restano domande riguardo alla natura dei diritti di cure sanitarie che rimarranno ad alcuni degli altri durante il periodo di transizione. Per esempio, un cittadino UE titolare di soggiorno permanente ha il diritto di registrarsi presso il SSN e ottenere le cure sanitarie a pari trattamento dei cittadini italiani, mentre un CPT è soggetto ai diversi provvedimenti del TUI art. 34. I diritti UE saranno mantenuti durante il periodo di transizione?
e) Quale iter dovrà seguire un UKinItaly che dovrà rinnovare o sostituire una carta d’identità, una tessera sanitaria o altro documento paragonabile, oppure rinnovare la richiesta di esenzione da ticket in base al reddito per l’accesso ai servizi sanitari  durante il periodo di transizione ma prima della disponibilità della nuova registrazione da CPT presso la Questura ai sensi dell’art. 14 del nuovo Decreto? Il cittadino UKinItaly riceverà una carta d’identità o tessera sanitaria “temporanea” o qualche altra forma di prova che la validità del documento preesistente si intenda prolungata fino alla reregistrazione presso la Questura?
f) Avremo il diritto di fare richiesta di, o di mantenere, posti di lavoro e compiti lavorativi subordinati o autonomi definiti come riservati ai cittadini UE? Ai sensi dell’art. 19 del DL 30 del 2007, l’esclusione del diritto a certi lavori è limitata ai lavori riservati ai cittadini italiani ai sensi delle leggi emanate in seguito ai Trattati UE, mentre i lavori esclusi ai sensi del DL. 286 del 1998, art. 9, comma 12, lettera b)
sono impieghi e lavori riservati ai cittadini italiani e proibiti agli stranieri ai sensi di qualsiasi legge italiana. Sebbene il Decreto taccia per quanto riguarda il diritto al lavoro durante il periodo di transizione, British in Italy è stato rassicurato che i cittadini britannici avrebbero continuato a godere dei pieni diritti al lavoro. Ma non è chiaro come questo principio si traduca in pratica. Per esempio –
i) Chi ora detiene un impiego riservato ai cittadini UE avrà il diritto di continuare nell’impiego durante il periodo di transizione?
ii) I cittadini britannici attualmente impiegati in lavori proibiti agli stranieri saranno esclusi dai propri posti di lavoro durante la transizione?
iii) I cittadini britannici attualmente impiegati in contratti di pubblica amministrazione avranno il diritto di restare nel posto di lavoro e/or di concorrere nei bandi annuali per l’insegnamento dell’inglese nelle scuole, per esempio? (Si veda inoltre il para.33 di seguito per quanto riguarda l’importanza degli insegnanti di madrelingua inglesi).
iv) Che cosa dovrà fare un cittadino britannico per dimostrare il proprio diritto a lavorare qualora il datore di lavoro lo mettesse in dubbio o minacciasse il licenziamento dopo Brexit?
g) Quale documento che attesti il nostro diritto di residenza durante questo periodo dovremo fornire al transito di una frontiera esterna UE, che non è necessariamente in Italia? In altre parole, l’Italia ha informato la Commissione di quale documento ai sensi dell’art. 39 del Codice delle Frontiere Schengen? A British in Italy e all’Ambasciata Britannica serve poter suggerire ai cittadini britannici residenti in
Italia quali documenti dovranno portare con loro quando viaggeranno per lavoro, per svago o per altri motivi. È necessario che tali documenti non siano timbrati all’ingresso nell’UE con un visto Schengen limitato a 90 giorni quando difatti i cittadini in questione dispongono? dei diritti di residenza permanente.
h) Quali diritti al ricongiungimento familiare avremo durante il periodo di transizione? Come illustrato in seguito, i diritti al ricongiungimento familiare dei cittadini UE e dei CPT sono assai diversi.

EMENDAMENTO PROPOSTO

7) Per fornire una risposta giuridica inequivoca alle domande di cui ai paragrafi 6(a) e (b) qui sopra, proponiamo l’aggiunta di un nuovo articolo 14, comma 6-bis: “L’articolo 19 del DL n.30 del 2007 continua ad applicarsi ai cittadini britannici e i loro familiari di cui al comma 1 dalla data di recesso del Regno Unito dall’Unione europea e fino al 31 dicembre 2020” [oppure “fino alla data del rilascio del permesso di soggiorno di cui al comma 1 o 4”].

NUOVO STATUS – OFFRE 5 ANNI DI RESIDENZA – DIRITTI

IL PROBLEMA 

8) L’art. 14 commi 1, 2 e 3 del nuovo Decreto affronta le richieste del nuovo status da parte di chi soggiorna regolarmente, in modo continuativo, in Italia da almeno 5 anni alla data di Brexit. Il Decreto è ambiguo per quanto riguarda le condizioni che dovranno soddisfare gli UKinItaly per la richiesta di questo nuovo status presso la Questura. Ci sono almeno tre diverse possibilità, che prendiamo in considerazione nei paragrafi dal 9 al 11 di seguito.

9) In passato abbiamo ricevuto rassicurazioni che, per acquisire il nuovo status, gli UKinItaly dovranno fornire unicamente la prova di essere residenti, ossia di essere “iscritti in anagrafe”. Secondo una lettura dell’art. 14, questo rimane corretto.

10) In una seconda lettura, però, all’atto di fare richiesta presso la Questura, gli UKinItaly dovranno fornire prova che, al momento della richiesta stessa:
a) sono iscritti in anagrafe, e
b) sono di nuovo in conformità con uno o un altro dei provvedimenti per tale registrazione da cittadino UE ai sensi del DL 30 del 2007 con i quali sono già stati conformi al momento del rilascio del ‘soggiorno permanente’, ossia che (i) lavorano oppure (ii) dispongono per sè stessi e per i propri familiari di risorse economiche sufficienti e di un’ assicurazione sanitaria, oppure (iii) sono studenti con risorse adeguate e un’assicurazione sanitaria, oppure (iv) sono familiari di una persona con i necessari diritti. Questo significherebbe la ripresentazione, di nuovo, dei contratti di lavoro, estratti conto finanziari, certificati di registrazione studentesca, contratti di assicurazione sanitaria, certificati di nascita e matrimonio e così via.  Questa interpretazione deriverebbe dal riferimento in art. 14, comma 1, all’essere iscritti “ai sensi dell’articolo 9, commi 1 e 2 del DL 30 del 2007”, che a sua volta richiede che si sia iscritti “ai sensi dell’articolo 7 of DL 30 del 2007”, che contiene questi requisiti.  Potrebbe anche derivare dal riferimento nell’art.14, comma 2, al fatto che il richiedente debba essere residente “regolarmente” per 5 anni.

11) In una terza lettura, in disaccordo con quella al para. 10 sopra, all’atto di fare richiesta in Questura, gli UKinItaly dovranno fornire prova che, al momento della richiesta stessa:
a) sono iscritti in anagrafe, e
b) sono in conformità con uno o un altro dei provvedimenti per tale registrazione da Cittadino di Paese Terzo ai sensi del Testo Unico sull’Immigrazione DL 286 del 1998 (“TUI”), ossia che hanno introiti maggiori dei limiti stabiliti nell’art. 9, comma 1 del TUI, e un alloggio adeguato. Questo, ancora, richiederebbe una documentazione sostanziale.
Questa interpretazione deriverebbe dal riferimento nell’art. 14, comma 1, alla richiesta di un “permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all’articolo 9, comma 1, del” TUI.

12) Ci auguriamo che l’unica cosa che servirà? provare sia l’iscrizione in anagrafe. Se così fosse, bisognerebbe modificare il Decreto per chiarire che non esiste esigenza di fornire queste altre prove.

13) La prova dell’iscrizione in anagrafe dovrebbe bastare da sola, perché:
a) Sarebbe in linea con l’approccio italiano alla registrazione ai sensi dell’Accordo di Recesso (“AdR”). In questo caso, l’Italia si è decisa per l’approccio dichiarativo secondo l’AdR art. 18.4, invece dell’approccio costitutivo secondo l’AdR art. 18.1, che richiede la prova di nuovo del diritto alla residenza da parte del richiedente.
b) Sarebbe inoltre in linea con l’approccio adottato dal Regno Unito per la registrazione del “settled status”, che richiede soltanto la prova di residenza1.
c) I cittadini britannici hanno dovuto fornire tutti i documenti comprovanti il proprio soggiorno regolare in Italia in conformità alle leggi UE al momento della prima richiesta d’iscrizione. Richiedere questa prova di nuovo sarebbe superfluo e potrebbe essere impossibile per molti titolari del soggiorno permanente UE2, poiché la propria residenza regolare non è più soggetta a queste condizioni (articolo 14,  1 del DL 30 del 2007).
d) Nel caso che la prima iscrizione fosse fraudolenta, la si può cancellare ai sensi della legge attualmente in vigore in materia. Non occorre verificare il diritto di nuovo.

CHIARIMENTI / APPLICAZIONE

14) Per ottenere il nuovo status ai sensi dell’articolo 14, commi 1, 2 e 3:
a) quali documenti dovranno fornire alla Questura i cittadini britannici e i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell’UE ai sensi dell’articolo 14, commi 1, 2 e 3?
b) esistono requisiti differenti per gruppi diversi di tali persone e, nel caso, quali?

EMENDAMENTO PROPOSTO

15) Onde evitare l’incertezza descritta sopra, proponiamo un emendamento del Decreto consistente in un’aggiunta o alla fine dell’articolo 14, comma 1, oppure con una nuova comma 1-bis, come segue:

“Una persona dimostra in modo soddisfacente di rientrare nell’ambito dell’articolo 14, comma 1, fornendo al Questore un’attestazione di iscrizione anagrafica di cittadino dell’Unione europea oppure un’attestazione di soggiorno permanente per i cittadini dell’Unione europea (ai sensi dell’articolo 16 del DL n.30 del 6 febbraio 2007), oppure 1 un permesso di soggiorno rilasciato ai sensi del DL n.286 del 25 luglio 1998 oppure una carta di soggiorno rilasciata ai sensi degli articoli 10 o 17 del DL n.30 del 2007.”

** Cf. https://www.gov.uk/guidance/settled-status-for-eu-citizens-and-their-families-translations.it#what-youneed-to-apply
L’altra condizione imposta dal Regno Unito, quella delle verifiche penali e di condotta, viene soddisfatta in maniera sufficiente nel Decreto dall’inclusione degli art. 9(4), (10) e (11) del TUI. 2 Ad esempio, è improbabile che sia disponibile un’assicurazione sanitaria per i residenti di lungo periodo più anziani; altrimenti può darsi che sia disponibile soltanto con l’esclusione di importanti condizioni pre-esistenti **

NUOVO STATUS – OLTRE 5 ANNI DI RESIDENZA – ASSENZE

IL PROBLEMA

16) L’art. 14, comma 3, specifica chiaramente che i richiedenti dovranno soddisfare le condizioni di cui al TUI DL 286 del 1998 art. 9, comma 6. Questo stipula che singole assenze che eccedessero sei mesi o assenze cumulative che eccedessero dieci mesi nei precedenti 5 anni interromperebbero la continuità della residenza obbligatoria per la richiesta del nuovo status. Come abbiamo avuto occasione di indicare in passato, questo è ingiusto, non è conforme ai provvedimenti dell’Accordo di Recesso e nemmeno a quanto viene offerto dal Regno Unito.

a) È ingiusto perché le condizioni sono molto più limitate delle assenze permesse ai cittadini UE. Per questo motivo, molti che si saranno assentati in maniera del tutto legale mentre il Regno Unito faceva parte dell’UE (in maniera periodica per lavoro, o per studio, o per vacanze o per assistere un parente ammalato, per esempio) potrebbero aver ecceduto, a loro insaputa, le assenze ora permesse per l’acquisizione del nuovo status e in ogni caso non aver la documentazione comprovante le date. In effetti, i nuovi limiti più brevi vengono applicati in maniera retroattiva, un approccio disapprovato dalla normativa italiana come da quelle del resto d’Europa.
b) Non è conforme ai provvedimenti dell’Accordo di Recesso perché l’art. 15(2) dello stesso permette assenze fino a sei mesi all’anno (o in certe circostanze 1 anno) senza l’effetto cumulativo durante i primi 5 anni e l’art. 15(3) dell’AdR permette assenze fino ai 5 anni qualora si è acquisito il soggiorno permanente.
c) Il Decreto andrebbe modificato per mantenere le stesse condizioni dell’Accordo di Recesso. Nella bozza di emendamento che segue, invece di riferirci all’Accordo di Recesso, che non verrà mai ratificato, ci siamo riferiti al corrispondente provvedimento nella normativa italiana, ossia il DL 30 del 2007.
d) Affrontiamo la questione dell’eventuale perdita futura dello status di residenza dovuta alle assenze nei paragrafi 30 e 31 di seguito.

EMENDAMENTO PROPOSTA

17) Per superare questo problema, occorre una modifica. Si propone quanto segue per l’articolo 14, comma 3:
Eliminare “6”. Aggiungere alla fine “; le assenze non oltre i 5 anni nel caso di una persona avente il diritto al soggiorno permanente, e in altri casi le assenze di cui all’articolo 14, comma 3, del decreto legislativo n. 30 del 2007, non pregiudicano la continuità del soggiorno ai fini del comma 2.”3 3 Questo provvedimento è preso direttamente dall’art. 11 dell’Accordo di Recesso, con i riferimenti incrociati modificati per l’ordinamento italiano.

NUOVO STATUS – MENO DI 5 ANNI DI RESIDENZA

18) British in Italy accoglie con soddisfazione la semplicità dello schema per chi è residente da meno di 5 anni e per il loro passaggio da questo status a quello pieno del soggiorno di lungo periodo. I commenti elencati nei paragrafi dall’8 al 15 sopra sono ugualmente pertinenti qui. Affrontiamo la questione dell’eventuale perdita futura dello status di residenza dovuta alle assenze nei paragrafi 30 e 31 di seguito.

EMENDAMENTO PROPOSTA

19) Le uniche ulteriori modifiche necessarie sono: Nell’ultima frase del comma 4: Dopo “7”, aggiungere “(tranne per la lettera d)”.
Alla fine del comma 5, aggiungere “; le assenze di cui all’articolo 14, comma 3, del decreto legislativo n. 30 del 2007 non pregiudicano la continuità del soggiorno.”**

**Questo provvedimento è preso direttamente dall’art. 11 dell’Accordo di Recesso, con i riferimenti incrociati modificati per l’ordinamento italiano.**

SEZIONE GENERALE SUI DIRITTI FUTURI

20) In questa sezione, affrontiamo aree dei nostri diritti futuri ai sensi del Decreto per le quali cerchiamo chiarimenti e/o emendamenti.

RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE

IL PROBLEMA

21) Ci sono sostanziali differenze tra i diritti al ricongiungimento familiare di cui godevamo sinora in virtù del fatto di essere cittadini UE (che vengono perlopiù, seppur non del tutto, conservati dall’Accordo di Recesso) e i diritti in tal senso conferiti sui CPT ai sensi del TUI DL 286 del 1998. Dal momento che ci è stato riferito che l’obiettivo del Decreto fosse la più fedele possibile ricreazione dei diritti conferiti dall’Accordo di Recesso, siamo dispiaciuti che questo non si sia tradotto in pratica in rispetto al ricongiungimento familiare.

22) L’Accordo di Recesso conserva il diritto al ricongiungimento familiare di coloro descritti nel DL 30 del 2007 art. 2, comma 1, lettera b) e art. 3, comma 2. Segue un elenco dei familiari che avrebbero il diritto al ricongiungimento familiare ai sensi dell’Accordo di Recesso, ma non del TUI.
a) Partner civili registrati;
b) Figli tra i 18 e i 21 anni, esclusi i disabili al 100%;
c) Figli a carico con più di 21 anni, esclusi i disabili al 100%;
d) Figli con più di 18 anni e figli con più di 21 anni di un coniuge/partner, anche se
disabili al 100%;
e) Nipoti con meno di 21 anni o a carico, inclusi quelli di un coniuge/partner;
f) Genitori a carico con meno di 65 anni, con altri figli nel proprio paese di origine, qualunque sia la preferenza del genitore, lo stato del rapporto tra genitore e altri figli,
e l’abilità o meno di tali altri figli di accudire il genitore;
g) Genitori a carico con più di 65 anni, a parte coloro i cui altri figli non sono in grado di accudirli nel paese di origine o in altro paese a causa di problemi gravi di saluti di tali figli;
h) Genitori a carico del coniuge o partner civile;
i) Nonni e bisnonni a carico della persona di cui all’art. 14, comma 1, del Decreto e del suo coniuge o partner civile;
j) Partner in un rapporto stabile che non siano sposati e non abbiano contratto il partenariato civile;
k) Ogni altro familiare che ricade nei termini dell’art. 3, comma 2, lettera a) del DL 30 del 2007.

23) Tutti i familiari di cui nei paragrafi dal 22 (a) al (i) qui sopra avrebbero avuto il diritto al ricongiungimento familiare ai sensi dell’Accordo di Recesso, a patto che ci fosse già un rapporto di parentela alla fine del periodo di transizione e che tal rapporto esistesse ancora al momento dell’esercizio del diritto al ricongiungimento familiare – si veda l’AdR art. 10. Noi chiediamo la modifica del Decreto affinchè vengano reinseriti tali diritti.

24) I diritti al ricongiungimento familiare conferiti dall’Accordo di Recesso ai familiari di cui ai paragrafi 22 (j) e (k) qui sopra sono molto più limitati rispetto ai diritti conferiti agli altri familiari elencati nel paragrafo 22. Ai sensi dell’art. 10(3) e (4) dell’AdR, essi (i familiari) sono compresi soltanto se saranno residenti nello stato ospitante alla fine del periodo di transizione dell’AdR (al 31 dicembre 2020) oppure se avranno in quel momento già fatto richiesta dell’agevolazione dell’ingresso e del soggiorno. Ne consegue che non saranno molti per i quali esisterà una differenza pratica tra i diritti conferiti dall’AdR e i diritti conferiti dal Decreto. Ciononostante, un esempio dimostra che ci
possono essere alcuni che subiranno un impatto negativo di questo genere. Prendiamo l’esempio di un partner in un rapporto stabile che è andato a lavorare, diciamo, negli Stati Uniti, con la ferma intenzione di far ritorno in Italia alla scadenza del contratto di lavoro.
Questa persona avrà agito in modo perfettamente corretto, cancellando la propria iscrizione presso l’anagrafe, perché non sarebbe stato residente nell’anno in corso. Per effetto dell’AdR, avrebbe avuto tempo fino alla fine del 2020 per tornare e rinnovare la residenza in Italia, ma ai sensi del Decreto avrà forse soltanto i prossimi giorni, nell’ ipotesi che si debba intraprendere questo processo prima della Brexit. Questo potrebbe causare problemi pratici insuperabili.

25) Come indicato sopra, le condizioni da soddisfare per il ricongiungimento familiare ai sensi dell’AdR e del TUI differiscono tra loro.
a) L’AdR non prevede dei requisiti particolari tranne se il soggiornante principale non lavora, nel qual caso devono provvedere ad avere un’assicurazione sanitaria e risorse sufficienti per evitare il ricorso ai fondi pubblici.
b) Ai sensi dell’art, 29, comma 3, del TUI DL 286 del 1998, le condizioni dell’assicurazione sanitaria e delle risorse sufficienti valgono per tutti i casi, compresi i casi in cui il soggiornante principale lavora.
c) Come indicato in precedenza, il Regno Unito, con cui si cerca la reciprocità, non richiede né l’assicurazione sanitaria, né un limite minimo di reddito e/o risorse.

EMENDAMENTO

26) Dal momento che la stesura di un emendamento si rivela complessa, non abbiamo la presunzione di suggerne la formulazione. Le modifiche richieste dovrebbero comunque prevedere o nell’art. 14, comma 3, o in un nuova comma 3-bis quanto segue:
L’art. 29 del DL. n. 286 del 1998 non sarà applicabile. Invece, i familiari ai sensi dell’art. 9(a) dell’Accordo di Recesso avranno il diritto al ricongiungimento familiare se rientrano nei requisiti dell’art. 10(1) dell’Accordo di Recesso (specificando la data del “31 dicembre 2020” al posto di “la fine del periodo di transizione”). Inoltre, si applicano i provvedimenti dell’art. 10(2) a (4) dell’Accordo di Recesso, ancora una volta sostituendo la dicitura “la fine del periodo di transizione” con “31 dicembre 2020”.

DECESSO E DIVORZIO

IL PROBLEMA

27) L’Accordo di Recesso tutela i diritti dei familiari i cui diritti di residenza dipendono da un cittadino del Regno Unito che muore o divorzia – si veda l’art. 13 dell’AdR, che incorpora i provvedimenti degli artt. 12 e 13 della Dir. 2004/38/CE. Questi provvedimenti
vengono trasposti nella normativa italiana, nel caso in cui la famiglia in questione è costituita dai familiari di un cittadino UE – si veda DL. n. 30 del 2007 art.11, comma 2, e art. 12.

28) La tutela dei familiari in caso di decesso o di divorzio ai sensi della legge per i CPT è molto meno esaustiva. Il TUI DL 286 del 1998 art. 30, comma 5, non incorpora nella normativa italiana tutti i – già di per sé limitati – diritti specificati nella Direttiva UE sul ricongiungimento familiare per i CPT, Dir. 2003/86/CE art. 15(3). In particolare, il permesso di soggiorno per motivi familiari del familare rimane valido soltanto per il periodo del permesso del CPT che agisce da sponsor (TUI DL 286 del 1998 art. 30, comma 3). Ne consegue che decade in caso di decesso, divorzio o separazione legale e l’unico diritto disponibile è quello della conversione del permesso di soggiorno del familiare adulto in un permesso per motivi di lavoro o studio (TUI DL 286 del 1998 art.30, comma 5). Non esiste provvedimento, per esempio, per la vedova di un CPT che è troppo anziana per poter lavorare. Dal momento che i residenti UKinItaly interessati dal Decreto saranno stati cittadini UE fino alla data della Brexit, e quindi hanno stabilito la propria vita qui in virtù della cittadinanza UE, sarebbe del tutto ingiusto se i provvedimenti dell’AdR non prevalessero.

EMENDAMENTO PROPOSTA

29) Anche in questo caso, non abbiamo la presunzione di suggerire una formulazione. Gli emendamenti richiesti dovrebbero comunque provvedere o nell’art. 14, comma 3, o in un nuovo comma 3-bis quanto segue:

Non si applicano l’art. 30 commi 3 e 5. Si applicano invece i provvedimenti degli artt. 11 e 12 del DL n.30 del 2007, sostituendo la dicitura “cittadino dell’Unione” con “il titolare dei diritti ai sensi del comma 1” mutatis mutandis.

PERDITA DI STATUS PER ASSENZA

IL PROBLEMA

30) Ai sensi dell’Accordo di Recesso, si perde il diritto al soggiorno permanente soltanto in seguito ad un periodo di assenza in eccesso di 5 anni consecutivi (art. 15(3)). Ai sensi del Decreto, il periodo corrispondente è di 12 mesi di assenza dall’UE (per effetto dell’incorporazione del TUI art. 9, comma 7, lettera d)), o verosimilmente di 6 anni di assenza dal territorio italiano (per effetto dell’incorporazione del TUI art.9, comma 7, lettera e)). Proponiamo fermamente che si faccia prevalere il periodo di 5 anni stipulato nell’Accordo di Recesso oppure il periodo più generoso di 6 anni del TUI: questo si potrebbe fare facilmente inserendo un provvedimento che specifichi che non è applicabile l’art. 9, comma 7, lettera d) del TUI.

EMENDAMENTO PROPOSTA

31) Prevedere o nell’art. 14, commi 3 e 4, o con l’aggiunta di nuovi commi 3-bis e 4-bis: “Non si applica l’art. 9, comma 7, lettera d) del Decreto Legislativo n. 286 del 1998.” Poi stipulare che è revocato il permesso di soggiorno dopo un’assenza di 5 anni consecutivi.

OCCUPAZIONE

IL PROBLEMA

32) Il Decreto incorpora il TUI art.9, comma 12, lettera b) che in principio concede il diritto di svolgere qualsiasi attività lavorativa subordinata o autonoma salvo quelle che la legge espressamente riserva al cittadino italiano o vieta allo straniero. Nella misura in cui questo significhi che i CPT possono fare qualsiasi lavoro che non sia riservato ai soli cittadini italiani, non abbiamo alcuna difficoltà. Se, però, impedisce al cittadino britannico che risiede in Italia da anni di svolgere un lavoro riservato ai cittadini UE, il caso è diverso. Avevamo inteso che l’Italia non avesse intenzione di costringere coloro il cui lavoro è riservato ai cittadini UE di rinunciare alla propria occupazione in seguito alla Brexit.

33) Permettere una limitazione che impedirebbe ai cittadini britannici di svolgere un lavoro riservato ai cittadini UE andrebbe contro i diritti acquisiti di molti che esercitano lavori proprio di questo genere da molti anni. Inoltre, dal momento che molti di questi lavori riguardano l’insegnamento della lingua inglese o la traduzione da o in inglese, un tale vincolo porrebbe limiti inutili alla qualità dell’insegnamento e della traduzione inglese disponibili in Italia, perché escluderebbe da questi lavori tutti i madrelingua inglesi tranne i cittadini irlandesi.

CHIARIMENTI / APPLICAZIONE

34)
a) Il Decreto intende escludere i cittadini britannici dal candidarsi per, o continuare a svolgere, un lavoro dipendente riservato ai cittadini UE o può avere questa conseguenza?
b) Il Decreto intende escludere i cittadini britannici dal candidarsi per, o continuare a svolgere, un lavoro autonomo o stipulare contratti riservati ai cittadini UE o può avere questa conseguenza?

EMENDAMENTO PROPOSTA

35) Se l’effetto del Decreto è l’esclusione dei cittadini britannici dal lavoro riservato ai cittadini UE, proponiamo un emendamento all’art. 14, comma 3, per chiarire che l’uso della parola “straniero” nell’art. 9, comma 12, lettera b) del TUI è limitato a coloro che non siano cittadini italiani.

ASSISTENZA SANITARIA 

PERMESSA

36) British in Italy accoglie con soddisfazione i provvedimenti dell’art. 17 del Decreto, avendo lo scopo di prorogare la validità del reg. (CE) n. 883/2004 durante il periodo di transizione. Questo conferisce un diritto importante per i pensionati britannici che hanno goduto del diritto di accesso al SSN in base al modulo S1. Abbiamo compreso che l’intenzione per il periodo dopo la transizione, ossia dopo il 31 dicembre 2020, è o di applicare la reciprocità della tutela offerta dalla legislazione in materia che il Regno Unito adotterà nei confronti dei cittadini italiani ivi residenti, oppure concludere un accordo bilaterale con il Regno Unito in questa materia.

37) Esiste, però un rilevante gruppo di cittadini britannici residenti a lungo termine che non rientrano nell’ambito del reg. (CE) n. 883/2004, ossia coloro che non sono economicamente attivi e quindi non pagano contributi INPS ecc. in Italia, ma che non soddisfano i requisiti per, e quindi non ricevono, una pensione dal Regno Unito. Affrontiamo l’argomento di questo gruppo di persone nel paragrafo 42 di seguito. Anticipando il periodo post transizione, cerchiamo chiarimenti che ci dicano se si intende che l’art. 34 del TUI venga applicato a questo gruppo senza qualche forma di emendamento.

IL PROBLEMA 

38) Sebbene il Decreto non riprenda espressamente il TUI art. 34 sulla sanità, sembrerebbe applicarsi a meno che non venga esclusa o modificata espressamente. Se così è, significa che tutti, tranne chi lavora e i loro familiari, debbano o avere un’assicurazione sanitaria o pagare i contributi onerosi richiesti dai CPT per l’iscrizione al SSN. Avevamo compreso che questa non fosse l’intenzione del governo italiano in relazione ai cittadini britannici aventi già lo status di residenti a lungo termine alla data di Brexit.

39) L’applicazione senza modifica del TUI toglierebbe ai cittadini UKinItaly i provvedimenti dell’Accordo di Recesso relativi ai diritti dei cittadini UE di godere delle cure sanitarie. Nella normativa italiana, questi provvedimenti si trovano nel DL 30 del 2007 e nel regolamento (CE) n. 883/2004.

40) Il reg. (CE) 883/2004 si applica soltanto laddove, in modo significativo, una persona è, o è stata, soggetta alla legislazione previdenziale di due o più Stati membri. Non si applica a persone nate nel Regno Unito che hanno vissuto e lavorato per la maggior parte della propria vita in Italia, salvo nei casi in cui quella persona ha lavorato e pagato contributi nel Regno Unito per il periodo di 10 anni che costituisce il minimo necessario per ricevere una pensione britannica (oppure ha guadagnato una pensione in un altro Stato membro). L’esempio più comune di persone cui il regolamento conferisce i diritti di cure sanitarie è costituito da pensionati UK titolari del modulo S1. Mentre l’art. 17 del Decreto prevede la gradita proroga del reg. (CE) 883/2004 sino al 31 dicembre 2020, è la chiara intenzione sia dell’Italia che del Regno Unito di prevedere il proseguimento del modello di questo regolamento in una fase successiva in virtù di un accordo bilaterale; per cui per ora non è necessario dire altro al proposito.

41) Il DL 30 del 2007 conferisce ai cittadini UE un diritto al pari trattamento rispetto ai cittadini italiani (art. 19, comma 2), ma questo dipende agli altri provvedimenti del DL in questione. In effetti, ci sono tre diverse categorie di cittadini UKinItaly.
a) Chi è residente da oltre 5 anni. Fino a che rimarranno cittadini UE, queste persone hanno il diritto al soggiorno permanente senza il requisito di dover avere un’assicurazione sanitaria (DL 30 del 2007 art. 14, comma 1). Che siano o meno in possesso di un’attestazione di soggiorno permanente, hanno quindi il diritto di iscriversi al SSN e di ricevere cure alle stesse condizioni dei cittadini italiani (DL 30
del 2007 art. 19, comma 2). Questo diritto viene mantenuto nell’art.23 dell’Accordo di Recesso e dovrebbe valere per i cittadini UKinItaly anche con il nuovo status.
b) Lavoratori residenti da meno di 5 anni e i loro familiari. Fino a che rimarranno cittadini UE, anche queste persone hanno il diritto alla residenza senza il requisito dell’assicurazione sanitaria (DL 30 del 2007 art. 7, comma 1, lettera a)), e al pari trattamento (DL 30 del 2007 art. 19). Anche in questo caso, poiché questo diritto viene mantenuto nell’Accordo di Recesso, dovrebbe valere per il nuovo status. Però non c’è differenza qui tra i diritti ai sensi dell’Accordo di Recesso e i diritti concessi dal TUI art. 34.
c) Chi è residente da meno di 5 anni ed è studente o non è economicamente attivo (tranne nel caso che sia familiare di un lavoratore), assieme ai propri familiari. In questo caso, in quanto cittadini UE, questi soggetti devono avere un’assicurazione sanitaria (DL 30 del 2007 art.7, comma 1, lettere b) e c)). Comunque quando il periodo di residenza eccede il limite dei 5 anni subentra il diritto al soggiorno permanente e in quel momento cessa l’obbligo dell’assicurazione sanitaria. Questo diritto di passare ad ottenere il soggiorno permanente per chi, al momento della Brexit, sarà residente da meno di 5 anni, è conservato nell’Accordo di Recesso (artt. 15 e 16).

42) La situazione di chi vive in Italia con il soggiorno permanente è particolarmente preoccupante. Molti sono qui da decenni e accedono al SSN alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Molti avranno pagato i contributi INPS durante la vita lavorativa e hanno pagato – e continuano a pagare – le tasse come ogni italiano. Avevano, in effetti, diritti acquisiti di accesso al SSN alla pari con i cittadini italiani. Ora, se si applicherà il TUI art. 34, comma 3, dovranno acquistare un’assicurazione sanitaria (che non sempre sarà possibile **) o pagare i contributi onerosi richiesti ai CPT per ottenere l’iscrizione al SSN se non lavorano. Questo sarebbe economicamente insostenibile per molti, oltre ad essere incompatibile con il diritto acquisito di parità di trattamento.

**5 Si veda anche nota 2.

43) Registriamo una forte richiesta perché si faccia chiarezza su questo aspetto del Decreto, se necessario con un emendamento. Poiché il periodo necessario per la residenza a lungo termine ai sensi dell’art. 14, comma 2 del Decreto è di 5 anni, che è anche lo stesso dei 5 anni necessari per ottenere il soggiorno permanente UE, sarebbe possibile raggiungere l’obiettivo desiderato tramite la disapplicazione del TUI art. 34, comma 3, nei confronti di chi ha il diritto alla residenza a lungo termine, sostituendovi un provvedimento di parità di trattamento.

EMENDAMENTO PROPOSTA

44) Prevedere, o nell’art. 14, comma 3, o in un nuovo comma 3-bis:

Non si applica l’art. 34, comma 3 del decreto legislativo n. 286 del 1998. Chi è in possesso di un permesso di soggiorno di cui al comma 2 del presente articolo avrà gli obblighi e i diritti elencati nell’art. 34, comma 1 del decreto legislativo n. 286 del 1998 e ad esso si applicano i commi 2, 6 e 7 dello stesso articolo.

ARTICOLO 17 – REG. 883/2004/CE E 987/2009/CE

DOMANDE / RICHIESTA

45) Nella nostra lettura dell’articolo, l’intestazione ed il testo che recita “al fine di salvaguardare i diritti in materia di tutela della salute dei cittadini britannici” dimostrano che prevede il proseguimento non della totalità dei regolamenti 883 e 987 (compresa la cumulazione dei contributi previdenziali), ma soltanto di quella parte che affronta le cure sanitarie. Saremmo grati di ricevere la conferma che abbiamo interpretato correttamente il provvedimento.

46) Siamo grati dell’articolo e dell’indicazione che l’Italia manterrà le prestazioni per i titolari S1 durante il periodo di transizione senza chiedere alcun pagamento. Come specificato sopra, saremmo grati se si potesse esprimere questa indicazione in modo
palese e pubblico, in modo che sia palese agli interessati. Sarebbe per loro un grandissimo sollievo.

47) Guardando ora oltre il periodo di transizione, abbiamo inoltrato le informazioni ricevute dal Ministro della Sanità Britannico che specifica che il Regno Unito ha pronta la bozza di un Memorandum d’intesa che potrà essere firmato entro pochi giorni da una Brexit
senza accordo come primo passo verso un pieno accordo bilaterale. Da quanto ci è stato dato da capire, presumiamo che l’Italia sia in principio pronta alla firma di un tale accordo se prevede semplicemente il proseguimento delle attuali disposizioni alle
medesime condizioni. Ancora una volta, però, un annuncio pubblico a tale scopo, dopo l’avvenuta Brexit, sarebbe di grande aiuto.

ARTICOLO 15 – CITTADINANZA

48) Siamo riconoscenti per la proroga concessa dei tempi per la domanda della cittadinanza italiana. Questo supera il problema causato dalle recenti modifiche alla legge che ora stipula che la richiesta sia accompagnata da un certificato di conoscenza della
lingua italiana. Dalla nostra lettura del Decreto, capiamo che questo provvedimento varrà sia nel caso che l’Accordo di Recesso venga approvato dal Parlamento Britannico, che nel caso di una Brexit priva di accordo o di qualsiasi altra forma.

DOMANDA / RICHIESTA

49) Saremmo lieti di ricevere chiarimenti a questo proposito.