Alternative white paper – summary in Italian

Sintesi

• British in Italy è un gruppo di cittadini del Regno Unito residenti in Italia preoccupati per l’effetto della Brexit sulle migliaia di cittadini del Regno Unito in Italia e sul mezzo milione d’italiani residenti nel Regno Unito.
• Il nostro obiettivo è quello di garantire che Brexit non penalizzi questi individui, tutti i quali hanno deciso di trasferirsi attraverso la Manica in buona fede e fondandosi sui loro diritti alla libera circolazione e al soggiorno sanciti dai trattati dell’Unione europea.
• Quindi dopo Brexit tutti i diritti acquisiti o in corso di acquisizione, durante il periodo di appartenenza del Regno Unito all’UE, dai cittadini del Regno Unito già in Italia e dagli italiani già nel Regno Unito vanno salvaguardati. Questo documento dettalia i diritti in questione.
• Abbiamo già esercitato pressioni forti sul parlamento britannico perché non togliesse questi diritti ai cittadini UE nel Regno Unito.
• Adesso sollecitiamo il governo italiano, sia in quanto governo nazionale che in quanto membro fondatore dell’Unione, a garantire che nei negoziati su Brexit questi diritti non siano tolti ai cittadini espatriati su entrambi i lati della Manica.

Chi siamo?
British in Italy è stata costituita al fine di tutelare i diritti dei cittadini del Regno Unito residenti in Italia e dei cittadini italiani residenti nel Regno Unito dalle conseguenze di Brexit. Lavoriamo in stretta collaborazione con organizzazioni simili in vari altri Paesi dell’UE (con l’adesione di oltre 26.000 in totale), nonché con The Three Million, il gruppo principale che rappresenta i cittadini UE che vivono nel Regno Unito. Insieme siamo comparsi come testimoni a una commissione del parlamento britannico, fornito prove scritte ai parlamentari e siamo riusciti a ottenere che la House of Lords prenda in considerazione un emendamento da noi proposto per il disegno di legge per Brexit (il risultato non è noto al momento della scrittura).

Le stime del numero di cittadini del Regno Unito residenti in Italia variano fra circa 26.000 e 65.000, mentre la stima degli italiani che vivono nel Regno Unito è di circa 500.000.

Cosa richiediamo?
I nostri obiettivi sono definiti in un “Libro bianco alternativo” che abbiamo emesso per il governo del Regno Unito quando ha varato il suo disegno di legge per Brexit. Esso include il seguente Principio Fondamentale:

Brexit non dovrebbe avere effetto retroattivo sugli individui. Deve essere espressamente garantita ai cittadini del Regno Unito attualmente residenti nell’UE ed ai cittadini UE attualmente residenti nel Regno Unito la continuazione degli stessi diritti che avevano prima di Brexit. Questo non si limita a un diritto di soggiorno continuato, ma si estende a tutti i diritti connessi, quali l’acquisizione della cittadinanza, il diritto di continuare a lavorare, (lavoro subordinato o autonomo), o gestire un’impresa, il riconoscimento delle qualifiche professionali, il diritto alla parità di trattamento, il diritto di circolare tra e lavorare liberamente in tutti i paesi dell’Unione europea senza perdita o cambiamento di qualsiasi diritto UE esistente, il diritto all’assistenza sanitaria, le pensioni, le prestazioni sociali/assistenza sociale ecc. In breve, il pieno complesso dei diritti indistinguibili di cittadinanza UE di cui attualmente godono dovrebbe essere garantito per questi individui.

Sebbene il Libro bianco alternativo fosse stato rivolto al governo del Regno Unito, il Principio Fondamentale vale tanto per le istituzioni dell’ UE che per i governi delle 27 nazioni che ci rimangano dopo Brexit. Si basa sulla giustizia pura e semplice. Circa 4,5 milioni di cittadini hanno deciso di trasferirsi dall’altro lato della Manica basandosi in buona fede sulle libertà fondamentali dell’ UE. Molti hanno portato le famiglie con loro o creato delle famiglie nel loro nuovo paese. Non può essere giusto sconvolgere la vita a tutte queste persone quando si potrebbe evitare tale esito senza difficoltà, facendo un accordo reciproco affinchè lo status quo prima di Brexit possa continuare ad essere valido per questo gruppo.

Vi è un chiaro precedente per questo. Nell’unica occasione precedente quando un paese ha lasciato l’Unione europea (CEE), il regolamento di uscita “non pregiudica … i diritti acquisiti o in corso di acquisizione durante il periodo di appartenenza della Groenlandia alle Comunità europee, da parte dei cittadini [di altri Stati membri ] che ha[nno] lavorato in Groenlandia. “(regolamento (CEE) 1661/1985).

La maggior parte delle questioni da decidere riguardo i cittadini del Regno Unito nell’UE dopo Brexit sarà decisa a livello UE, perché l’UE ha adottato una politica comune dell’immigrazione, dell’occupazione e degli affari sociali. Alcune questioni rimangono da affrontare a livello dei governi nazionali.

Esortiamo quindi il governo italiano:
• in quanto governo di stato fondatore e di spicco dell’UE, ad esercitare la propria influenza sulle istituzioni comunitarie al fine di garantire che l’UE si attenga al Principio Fondamentale nei suoi negoziati con il Regno Unito, e nei suoi rapporti con i cittadini del Regno Unito nei paesi UE27 e con i cittadini dell’UE nel Regno Unito; e
• in quanto governo nazionale:
o a rispettare il Principio Fondamentale nei propri rapporti con i cittadini del Regno Unito in Italia; e
o a rispettare il Principio Fondamentale nelle sue relazioni con i cittadini italiani nel Regno Unito.

Cosa significa in pratica?
Per una giustificazione dettagliata dei punti che seguono, ci riferiamo al Libro bianco alternativo stesso, una copia del quale si allega. Le questioni principali sono le seguenti.

Il diritto di soggiorno
I criteri che permettano ai cittadini del Regno Unito che dimorano attualmente nei paesi del UE e ai cittadini UE nel Regno Unito di ottenere sia il diritto di soggiorno che il diritto di soggiorno permanente devono continuare ad essere quelli in vigore attualmente nel periodo pre-Brexit (cioè principalmente quelli conferiti dal Direttivo 2004/38/EC) Né il Regno Unito, né nessuno dei 27 paesi del UE dovrà poter trattare questi cittadini come extracomunitari dopo Brexit.

In applicazione di tali criteri il requisito che gli studenti e altri non economicalmente attivi abbiano – o abbiano avuto nel passato – un’assicurazione sanitaria comprensiva sia derogato nei paesi come il Regno Unito dove questi godano libero accesso a servizi sanitari statali.

Il diritto di cittadinanza
I criteri in vigore attualmente nel periodo pre-Brexit per l’ottenimento della cittadinanza dalla parte dei cittadini del Regno Unito nei paesi UE e viceversa devono continuare a valere anche dopo Brexit. L’Italia, per esempio, dovrebbe mantenere la regola attuale che i cittadini del Regno Unito possono richiedere la cittadinanza italiana dopo 4 anni di residenza (come i cittadini del UE) e non dopo 10 (come gli extracomunitari).

Il diritto di lavorare
I cittadini del Regno Unito che già abitano nei paesi del UE e i cittadini UE nel Regno Unito devono continuare a godere il diritto dell’ UE di lavorare senza visti, permessi di lavoro o l’imposizione di quote. Il principio di nondiscriminazione deve continuare a valere per questi lavoratori che quindi continuerebbero ad essere trattati alla pari dei cittadini dei paesi dove risiedano per quanto riguarda le condizioni d’impiego, retribuzione, ecc.

Dovrebbero inoltre beneficiare del coordinamento della sicurezza sociale ai sensi del regolamento (CE) 883/2004 e la parità di trattamento al norma dello stesso.

Creare un’impresa
I cittadini del Regno Unito che abitano nei paesi del UE e i cittadini UE nel Regno Unito dovrebbero continuare a godere il diritto di avviare liberamente un’impresa conferito dall’art. 49 TFEU.
Altrettando importante è il sistema UE di riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali e altri, il cui mantenimento tra Regno Unito e l’UE27 è essenziale anche per la libertà di instaurazione di un’attività economica.

Studenti
Varie questioni relative agli studenti devono essere affrontati se i benefici di programmi cross-channel come l’Erasmus+ non vanno persi per le generazioni future. Studenti dell’UE hanno beneficiato particolarmente della possibilità di studiare l’inglese, lingua del business moderno, nel suo paese d’origine.

I pensionati e altre persone economicamente inattive
I pensionati del Regno Unito residenti nei paesi del UE e quelli del UE residenti nel Regno Unito dovrebbero continuare a beneficiare degli stessi diritti che godono attualmente. Oltre ai diritti di residenza questo comprende anche l’accesso all’assistenza sanitaria nell’ambito del sistema UE e, nel caso di pensionati del Regno Unito nel UE, gli aumenti regolari delle pensioni statali per tener conto dell’inflazione. Questi diritti rischiano di andare persi se il Regno Unito non sarà costretto a finanziarli. Questo riguarda non solo i cittadini del Regno Unito nel Ue ma anche cittadini UE che beneficiano di pensioni guadagnate mentre lavoravono nel Regno Unito e che sono tornati per vivere nel loro paese d’origine.

Altre persone economicamente inattive, come madri che badano ai bambini e famiglie di lavoratori si trovano di fronte a problemi simili. Un tema particolarmente importante è la continuazione del diritto di genitori anziani di viaggiare oltre Manica per visitare o vivere con dei figli stabilitisi in un’altro paese.

L’interrelazione tra questi diritti
Nessuno di questi diritti è un tema a se stante. Sono indissolubilmente collegati. Per esempio il diritto di residenza è inutile per un (una) professionista se le qualifiche professionali che gli (le) servono per guadagnare un reddito per mantenere la sua famiglia non vengono più riconosciute. E il diritto di residenza significherebbe poco per un pensionato al quale è negato l’accesso al sistema sanitario statale ad un’età in cui le condizioni pre-esistenti di salute rendono impraticabile o troppo costose le polizze di assicurazione sanitaria private.

Di conseguenza è essenziale sia per i cittadini dell’UE che dimorano nel Regno Unito sia per quelli del Regno Unito che dimorano nei paesi dell’UE che continuino a godere di questi diritti dopo Brexit.

Patricia Clough, scrittrice ed ex-giornalista
Delia Dumaresq, ex-avvocato (barrister) e mediatrice
Gareth Horsfall, consulente finanziario
Jeremy Morgan QC, ex-avvocato (barrister)
Charlotte Oliver, solicitor/avvocato integrato

Il comitato di British in Italy